Caratteristiche
Heterophyes heterophyes è un verme piatto parassita intestinale di mammiferi e uccelli. Può infettare anche gli esseri umani, ed è uno dei nostri vermi parassiti più piccoli. È lungo, infatti meno di 2 mm. L’infezione intestinale che questo verme provoca è chiamata Eterofiasi, ed è presente in parecchie aree geografiche, tra cui Iran, Medio Oriente, Egitto, Sudan, e sporadicamente anche in Turchia, Tunisia, Grecia e Italia.
Ciclo vitale
Il ciclo vitale di H. heterophyes è molto complesso e richiede tre ospiti (Fig. 1).
- il primo ospite è una lumaca acquatica;
- il secondo ospite è un pesce di acqua dolce o salmastra;
- il terzo ospite, quello definitivo, è un vertebrato terrestre che si nutre di pesce crudo o poco cotto.
L’uovo embrionato, contenente la larva chiamata miracidio, viene espulso dall’ospite definitivo attraverso le feci. Quindi, l’uovo viene ingerito da una lumaca, e all’interno del suo apparato digerente, la larva si schiude e penetra nei tessuti del mollusco incistandosi e sviluppandosi in due stadi intermedi: la sporocisti e le redie, prodotte dalla stessa sporocisti. La redia a sua volta, produce numerose ulteriori forme larvali, che sono le cercarie.
Le cercarie abbandonano il corpo del mollusco, nuotano attivamente verso la superficie, e poi si lasciano cadere nella colonna d’acqua. Man mano che le cercarie scendono verso il fondo, esse entrano in contatto con il secondo ospite, che è un pesce. Il più importante dei pesci infettati da H. heterophyes è il cefalo comune (Mugil cephalus). Così le cercarie riescono a penetrare nel corpo dei pesci attraverso le scaglie e, all’interno del pesce, si trasformano in metacercarie, le quali si incistano nei tessuti muscolari dell’animale, in attesa che questo venga mangiato dall’ospite definitivo.
Nell’ospite definitivo, il parassita utilizza le sue ventose allo scopo di ancorarsi e annidarsi tra i villi intestinali sulle pareti nell’intestino tenue, e in questo modo, riesce a trarre nutrimento dagli alimenti digeriti dall’ospite. Si passa quindi dalla metacercaria alla forma adulta. Tra i mammiferi che si possono infettare attraverso il pesce crudo, ci sono cani, gatti, volpi e sciacalli, che agiscono da specie serbatoio, e attraverso le loro feci, contribuiscono alla diffusione del parassita.

Filogenesi
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Platyhelminthes |
| Classe | Trematoda |
| Sottoclasse | Digenea |
| Ordine | Opisthorchiida |
| Famiglia | Heterophyidae |
| Genere | Heterophyes |
| Specie | Heterophyes heterophyes |

Morfologia strutturale di Heterophyes heterophyes
Gli esemplari adulti di H. heterophyes sono vermi piatti di forma ovoidale lunghi meno di 2 mm (Fig. 3), e hanno una superficie esterna ricoperta di piccole squame appuntite. Il loro apparato digerente è costituito da: una ventosa orale che circonda la bocca, e si trova all’estremità anteriore; una piccola faringe muscolare, la quale si continua con un breve esofago. Successivamente, l’esofago si biforca in due ciechi intestinali che raggiungono l’estremità posteriore del verme. Nella zona centrale si trova il poro genitale, circondato da una ventosa non adesiva munita di uncini, posizionata appena dietro a un’altra ventosa, la ventosa ventrale. I due testicoli ovoidali si trovano nella zona posteriore vicino alle estremità dei ciechi intestinali. L’ovario si trova invece davanti rispetto ai testicoli, in posizione mediana e collegato con un utero lungo e tortuoso. Sempre davanti ai testicoli, ma collocate lateralmente, si trovano le ghiandole vitelline.

Patogenesi
Come molti parassiti intestinali, H. heterophyes attua la loro patogenicità attraverso due tipi di fattori: fattori meccanici e fattori chimici. I fattori meccanici consistono nei movimenti compiuti dal verme, che danneggiano l’epitelio intestinale. Mentre, per quanto riguarda i fattori chimici, si tratta di proteine con funzione di riconoscimento e di tossine, che il parassita libera nel corpo del suo ospite.
I sintomi dell’eterofiasi possono essere variabili e compaiono solitamente 9 giorni dopo l’ingestione del pesce contaminato. L’infezione può essere asintomatica oppure causare dolori addominali e diarrea. Ciascun verme è in grado da provocare un leggero stato infiammatorio nella sede intestinale in cui si trova. Perciò l’infezione dà luogo a irritazione, morte cellulare e ulcere intestinali. Nei casi più gravi, il corpo dell’ospite reagisce manifestando dolori addominali, diarrea mucosa, nausea, mancanza di appetito e perdita di peso.
H. heterophyes, induce questo stato infiammatorio attraverso un sistema che controlla l’apoptosi nelle cellule intestinali. Infatti, nelle fasi più precoci dell’infezione, esso induce l’apoptosi, provocando allargamento delle cripte intestinali, con accorciamento e fusione dei villi. Successivamente, il parassita inibisce l’apoptosi, bloccando l’azione della Caspasi-3 e attivando il fattore di sopravvivenza NF-κB.
Talvolta la risposta immunitaria da parte dell’ospite è eccessiva e provoca di conseguenza più danni che benefici. Si assiste quindi a una reazione allergica, con conseguente infiammazione catarrale, con eccessiva secrezione di muco, e appiattimento dei villi intestinali.
Occasionalmente, le uova del parassita, anziché essere espulse con le feci, oltrepassano la mucosa intestinale e finiscono nel sistema circolatorio, sanguigno o linfatico. Da qui possono raggiungere pericolosamente diversi organi del corpo. Questo fenomeno accade in genere più spesso nei soggetti immunodepressi. Sono state segnalate a questo riguardo infezioni alle valvole cardiache e al miocardio, che causano insufficienza cardiaca.
Metodi di identificazione di Heterophyes heterophyes
Dal momento che nelle feci in genere non si trovano gli esemplari adulti, ma le uova, formulare una diagnosi di Eterofiasi risulta molto difficile. Secondo alcuni studiosi, le forme adulte potrebbero essere ritrovate nelle feci, qualora il paziente venisse curato con un prodotto antiparassitario e un lassativo (solfato di magnesio). Comunque, un ulteriore problema nell’identificazione consiste nel fatto che le uova di H. heterophyes misurano 15-25 µm, e sono di color giallo-marrone proprio come quelle di Metagonimus yokogawai, Clonorchis sinensis e Opisthorchis spp… Quindi per confermare la presenza del parassita occorrono delle biopsie ottenute da gastroduodenoscopia, da interventi chirurgici all’intestino tenue, o da esami autoptici.
Terapia
Le infezioni da H. heterophyes, come quelle di altri vermi piatti, vengono curate con il praziquantel. Si tratta di un farmaco antiparassitario usato comunemente su cani e gatti. I medici consigliano di assumerne una dose orale giornaliera pari a 10-20 mg per kg di peso del paziente, per un massimo di tre giorni consecutivi soltanto nei casi più gravi. È stato dimostrato che questo farmaco causa sul parassita delle lesioni superficiali, tanto più gravi, quanto maggiore è la durata del trattamento.
Prevenzione e controllo
Le misure di prevenzione e controllo comprendono
- il controllo degli ospiti intermedi (lumache e pesci),
- i trattamenti farmaceutici di massa nelle aree endemiche e
- interventi di educazione alimentare.
Tuttavia, controllare lumache e pesci risulta essere particolarmente difficile; i trattamenti sanitari di massa non eliminano la possibilità di reinfettarsi; e infine in alcune aree geografiche, mangiare pesce crudo o poco cotto è una tradizione difficile da abbandonare. Una soluzione, oltre all’adeguata cottura, potrebbe essere quella di consumare del pesce, che sia stato dapprima congelato a -20°C. Infatti le metacercarie in tali condizioni non sopravvivono per più di 30 ore.
Fonti
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- https://www.msdmanuals.com/it/professionale/malattie-infettive/trematodi-fasciole/eterofidiasi-e-infezioni-da-trematodi-correlate
Crediti immagini
- Immagine in evidenza: https://image.bioingenioren.no/104935.webp?imageId=104935&width=1412&height=1004&format=webp
- Figura 1: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Heterophyes_LifeCycle.gif#/media/File:Heterophyes_LifeCycle.gif
- Figura 2: https://media.springernature.com/lw685/springer-static/image/art%3A10.1007%2Fs00436-018-5784-z/MediaObjects/436_2018_5784_Fig2_HTML.gif
- Figura 3: https://media.springernature.com/lw685/springer-static/image/chp%3A10.1007%2F978-981-16-7204-0_28/MediaObjects/491026_1_En_28_Fig1_HTML.png