Malattia granulomatosa cronica

Descrizione

La malattia granulomatosa cronica (CGD) è una malattia che rientra tra le immunodeficienze primitive rare ed interessa principalmente i globuli bianchi con le cellule fagocitiche in rilievo, in particolare i granulociti neutrofili, la cui funzione risulta deficitaria ed alterata. La conseguenza di un deficit di queste cellule implica una marcata suscettibilità alle infezioni, in particolare infezioni batteriche e micotiche e presenza di granulomi (Fig. 1), ossia formazioni nodulari caratterizzate da diverse componenti cellulari, quali linfociti, plasmacellule e macrofagi. In alcune situazioni, nel granuloma, può essere presente anche l’agente eziologico causa di una certa infezione.

Granuloma in Malattia granulomatosa cronica
Figura 1 – Esempio di un granuloma [Fonte: Wikipedia]

Epidemiologia

La CGD rientra tra le malattie rare e la sua prevalenza alla nascita è stata stimata a livello mondiale in 1 su 217.000.

Patogenesi e fattori di rischio

La malattia granulomatosa cronica pur rientrando nelle malattie a target immunologico, ha un substrato genetico: è causata infatti da alcune mutazioni a carico di uno dei cinque geni che codificano le subunità della NADPH ossidasi fagocitica; più della metà dei casi di CGD è ereditato come carattere recessivo legato al cromosoma X e si verifica solo nei soggetti maschi. Attraverso analisi genetiche di sequenziamento, è stato visto che le mutazioni riguardano i geni CYBB, CYBA, NCF1, NCF4 e NCF2; nel 60% dei casi la mutazione genetica è localizzata sul cromosoma X, quindi donne portatrici sane avranno una probabilità su due di avere figli maschi affetti da tale patologia con sviluppo delle manifestazioni cliniche ad essa correlate.

Nella malattia granulomatosa cronica i fagociti vanno così incontro ad un deficit funzionale che non permette la produzione di specie reattive dell’ossigeno con conseguente impossibilità di eliminare eventuali agenti patogeni causa di infezioni batteriche e micotiche ricorrenti.

Clinica

Le caratteristiche cliniche della CGD, come accennato in precedenza, riguardano la suscettibilità ad infezioni a volte anche molto gravi e ricorrenti nel tempo, il più delle volte attribuibili a batteri come Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Serratia marcescens e funghi appartenenti al genere Aspergillus. Viene diagnosticata generalmente prima dei cinque anni d’età, dopo la ripetuta comparsa di ascessi, febbre, eruzioni cutanee e spossatezza, seguite da diarrea e dolore addominale. Le lesioni granulomatose sono a carico dei polmoni, del fegato, dei linfonodi. Frequente è anche il coinvolgimento del tratto gastrointestinale con ostruzione funzionale gastro-duodenale e malattia infiammatoria intestinale. In alcuni casi può esserci un ritardo della crescita.

Nelle femmine portatrici la malattia è invece per lo più asintomatica.

Diagnosi

La CGD viene sospettata in base alla sintomatologia clinica e confermata con i test di laboratorio eseguiti su sangue intero. Le analisi di laboratorio eseguite sono generalmente due, a volte richieste insieme oppure in singolo e riguardano:

  • il test colorimetrico del nitroblu di tetrazolio (NBT) con successiva lettura al microscopio del vetrino su cui è stata posta una goccia di sangue precedentemente trattata in cui si ricercano i granulociti neutrofili;
  • il test quantitativo della diidrorodamina 123 (DHR), eseguito in citofluorimetria a flusso. Entrambi sono test di ossidazione che valutano la produzione di superossidi da parte del complesso NADPH-ossidasi dei granulociti neutrofili. La diidrorodamina 123 viene usata come substrato fluorescente rivelatore dell’attività ossidasica.

L’analisi genetica può essere di supporto per la diagnosi della patologia.

Trattamento e prevenzione

La terapia è l’unico modo per controllare questa patologia. Si basa sulla somministrazione di antibiotici ed antimicotici per contrastare le infezioni batteriche e micotiche ricorrenti, assieme alla somministrazione di interferone gamma con lo scopo di ridurre almeno la frequenza delle infezioni. Nei casi più gravi può essere eseguito il trapianto di cellule staminali emopoietiche – sempre più utilizzato con buoni risultati – e trasfusioni di granulociti.

Priscilla Caputi

Fonti

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