Infezione a una ferita: come riconoscerla e curarla

La pelle è la prima barriera contro i microrganismi pericolosi per il corpo umano. Quando non si pulisce, né si disinfetta una ferita, oppure in circostanze particolari, gli strati più profondi della pelle sono esposti a possibili infezioni. Una ferita infetta indica che è in atto una risposta infiammatoria contro dei microrganismi patogeni.

Trattare una ferita in modo tempestivo e adeguato riduce il rischio di infezione.

Tipi di ferita

A seconda del tempo richiesto di guarigione, una ferita si distingue in:

  • acuta, quando si verifica dopo un trauma (lesione o ustione) o un taglio effettuato durante un intervento chirurgico;
  • cronica, spesso causata da una malattia, ad esempio: piede diabetico, ulcere dei vasi sanguigni dovute a patologie reumatiche.

In rari casi, nonostante le precauzioni e i protocolli adottati in ospedale, una ferita chirurgica potrebbe infettarsi.

Come capire se una ferita sta guarendo?

Normalmente, una ferita si rimargina in tempi variabili, in base alle sue dimensioni e alla zona del corpo in cui è presente.

La guarigione di una ferita avviene grazie ad alcuni passaggi:

  1. emostasi: l’organismo ferma la perdita di sangue mediante la coagulazione a livello della ferita. Se quest’ultima è troppo estesa o profonda, occorre fermare l’emorragia con un intervento esterno. In seguito, si verificano una normale risposta infiammatoria e l’intervento delle cellule del sistema immunitario, per eliminare i microrganismi presenti nella ferita e stimolare la successiva riparazione della pelle;
  2. proliferazione: le cellule staminali della pelle generano del nuovo tessuto cutaneo, che sostituisce gradualmente il coagulo. Si forma anche del tessuto di granulazione nello strato profondo della pelle (derma);
  3. maturazione: la cicatrice si appiattisce e diventa simile alla pelle circostante.

Se una ferita sta guarendo senza complicazioni, la pelle si riforma in modo progressivo nell’area della ferita. Le ferite gravi potrebbero richiedere medicazioni frequenti, stabilite dal personale sanitario.

Guarigione ferita
Figura 1 – Fasi di guarigione di una ferita [Fonte: Wikipedia].

Come riconoscere un’infezione a una ferita?

I sintomi più frequenti di infezione a una ferita acuta sono:

  • localizzati: arrossamento della pelle (eritema), calore, dolore, accumulo di liquido (edema), fuoriuscita di pus;
  • per le ferite da intervento chirurgico: febbre, in genere 5-7 giorni dopo l’operazione;
  • nausea o vomito.

Un’infezione a una ferita cronica potrebbe manifestarsi con:

  • mancata o lenta guarigione della ferita;
  • aumento di dimensioni della ferita;
  • variazione di colore del tessuto danneggiato;
  • aumento della fuoriuscita di liquido (essudato) dalla ferita;
  • fragilità e sanguinamento della ferita;
  • incremento di dolore;
  • odore sgradevole della ferita.

Cause

Le seguenti condizioni predispongono una ferita ad infettarsi:

  • malattie che indeboliscono il sistema immunitario, diabete, insufficienza renale, tumori, artrite reumatoide;
  • ridotto apporto di sangue o di ossigeno ai tessuti;
  • assunzione di farmaci corticosteroidi, immunosoppressori o citotossici;
  • presenza di un corpo estraneo nella ferita;
  • trauma trattato in ritardo;
  • elevate dimensioni e/o profondità della ferita;
  • contaminazione durante un intervento chirurgico;
  • igiene personale inadeguata;
  • comportamenti o abitudini non salutari.

Molte specie di batteri, virus e funghi patogeni sono capaci di infettare una ferita, perché trovano nei tessuti un ambiente adatto alla loro moltiplicazione. Le specie batteriche più comuni che causano infezioni da ferita sono Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Enterococcus faecalis e Acinetobacter baumannii.

Potenziali conseguenze

Diffusione dell’infezione

Oltre a danneggiare il tessuto che circonda la ferita, l’infezione può diffondersi in altre zone del corpo, quali tessuti profondi, muscoli, organi o cavità corporee.

Quando i microrganismi patogeni invadono altri tessuti, i sintomi includono:

  • linfonodi ingrossati;
  • rottura della ferita, con eventuale formazione di altre lesioni;
  • infiammazione che compare alcuni centimetri oltre i bordi della ferita.

Infezione sistemica

In rari casi, se si continua a trascurare i sintomi della ferita infetta, i microrganismi potrebbero raggiungere i vasi sanguigni o linfatici, causando una risposta immunitaria in tutto il corpo. All’inizio, i sintomi percepiti sono malessere, letargia e febbre; in seguito, l’esito potenziale è la sepsi, una condizione potenzialmente mortale che causa danni a diversi organi.

Diagnosi

Di solito, per diagnosticare un’infezione a una ferita acuta, il medico si basa sui sintomi e sulla storia clinica del paziente. I sintomi delle infezioni correlate alle ferite croniche invece non sono sempre evidenti; pertanto, a volte è utile ricorrere a dei test specifici.

Esistono diversi metodi per diagnosticare un’infezione a una ferita:

  • esami del sangue per misurare determinati parametri: conta dei globuli bianchi, livelli di proteina C-reattiva (CRP), velocità di sedimentazione dei globuli rossi (VES);
  • emocoltura: si prelevano dei campioni di sangue dal paziente, che poi sono analizzati per identificare i microrganismi patogeni che circolano nel sangue;
  • esame colturale della ferita: si passa un tampone sulla ferita. Lo scopo è individuare, tramite test successivi di laboratorio, quali sono i microrganismi responsabili dell’infezione. L’esame colturale della ferita è indicato in particolare quando ci sono i sintomi di diffusione dell’infezione, oppure se la ferita non guarisce dopo la somministrazione di medicinali;
  • esami di radiologia (es.: raggi X, risonanza magnetica): permettono di rilevare infezioni alle ossa oppure ascessi.
Emocoltura; diagnosi di infezione a una ferita
Figura 2 – L’emocoltura è uno dei metodi disponibili per identificare il microrganismo all’origine dell’infezione a una ferita [Fonte: Pixabay].

Trattamento

Per trattare una ferita infetta, innanzitutto si procede con la pulizia della ferita mediante una soluzione fisiologica, rimuovendo così i microrganismi che contaminano la ferita, eventuali sostanze provenienti dall’esterno (come polvere o corpi estranei) e il tessuto non vitale. Per compiere questa operazione, spesso si somministra un farmaco antidolorifico nella zona della ferita.

Si utilizzano inoltre delle sostanze per disinfettare la ferita e abbassare il numero di microrganismi.

Antisettici e antibiotici

Gli antisettici (es.: perossido di idrogeno, iodio) inattivano batteri, virus e funghi; si applicano sulla zona della ferita.

Gli antibiotici agiscono solo sui batteri, eliminandoli o bloccandone la proliferazione; esistono formulazioni sia per uso esterno che per uso sistemico, come le compresse da assumere per via orale. Gli antibiotici per uso esterno sono utili soprattutto in presenza di un biofilm batterico nella ferita. Un antibiotico sistemico potrebbe essere indicato quando è probabile una diffusione dell’infezione. È importante utilizzare gli antibiotici solo su prescrizione medica, in quanto la resistenza agli antibiotici rappresenta un problema di sanità pubblica.

L’infezione a una ferita causata da un fungo o da un virus è più rara: anche in questo caso, per il trattamento sono disponibili dei medicinali per uso locale o sistemico.

Bendaggio della ferita

La ferita necessita di tempo per guarire, quindi occorre proteggerla da contaminazioni esterne; il metodo più semplice è applicare una benda o una garza sterile sulla ferita trattata. Tuttavia, esistono anche dei sistemi di bendaggio con ingredienti attivi (ad esempio: collagene, idrogel, alginato) che mantengono l’area della ferita libera dai microrganismi e facilitano la formazione di nuovo tessuto cutaneo.

Ferite croniche

Oltre alla medicazione e all’assunzione dei farmaci, per le ferite croniche causate da malattie sono previsti dei trattamenti aggiuntivi, specifici a seconda del tipo di patologia e dello stato di salute della persona.

Ad esempio, per gestire l’ulcera del piede diabetico si controlla in modo ottimale il livello di glucosio nel sangue. Inoltre, spesso la ferita è dovuta ad anomalie delle arterie periferiche, che portano ad una pressione eccessiva di carico del piede. Pertanto, una persona con diabete potrebbe trarre beneficio nell’indossare delle calzature apposite, che riducono tale pressione.

Un’altra opzione è l’ossigenoterapia iperbarica locale, che aumenta la disponibilità di ossigeno ai tessuti danneggiati e velocizza la guarigione dell’ulcera del piede diabetico.

Come prevenire un’infezione a una ferita?

In presenza di una ferita, i seguenti accorgimenti riducono molto il rischio di infezione:

  1. pulire la ferita e la pelle circostante appena possibile, utilizzando una soluzione fisiologica oppure acqua potabile;
  2. applicare un antisettico sull’area della ferita;
  3. tamponare la ferita con un tessuto pulito o, meglio ancora, con una garza o una benda sterile. Può essere utile in seguito effettuare una fasciatura;
  4. nelle ore e nei giorni successivi, se necessario cambiare la medicazione applicando prima un antisettico. Quindi controllare la ferita per confermare se guarisce.

Invece, occorre rivolgersi al Pronto Soccorso quando:

  • sono presenti dei corpi estranei nella ferita;
  • la perdita di sangue continua;
  • la ferita è profonda e/o estesa;
  • non è mai stato effettuato il vaccino contro il tetano, oppure manca l’ultima vaccinazione di richiamo;
  • la ferita è la conseguenza di un morso da parte di un mammifero carnivoro (es. cane, gatto, pipistrello, volpe, lupo) che probabilmente non è stato sottoposto a vaccinazione antirabbica. In Italia, la rabbia è una malattia assente dal 2013, tuttavia il rischio aumenta se si viaggia in altri Paesi dove la patologia è diffusa, oppure se si viene morsi da un animale selvatico, randagio o di importazione;
  • dopo diversi giorni, non si riscontrano segni di guarigione della ferita.
Prevenire l'infezione a una ferita
Figura 3 – Trattare in modo corretto una ferita riduce il rischio di infezione [Fonte: Pexels].

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Valentina Bergamin

Sono laureata in Biotecnologie, con laurea magistrale in Biotecnologie Mediche. Mi appassionano tutte le tematiche inerenti alla biologia, soprattutto quelle che riguardano la salute umana ed il suo miglioramento. Microbiologia Italia mi ha permesso di conoscere da vicino il mondo della comunicazione scientifica, combinando il mio interesse per le scienze della vita con la scrittura.

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