HIV e l’identificazione della nuova variante ad alta virulenza

L’HIV, conosciuto come virus dell’immunodeficienza umana, sono in realtà due retrovirus appartenenti al genere dei Lentivirus. Questi due virus sono i principali responsabili della malattia AIDS, sigla che sta per Sindrome da immunodeficienza acquisita. La prima testimonianza presente in letteratura della sindrome risale al 1981. Il virus dell’HIV è presente, dunque, tra la popolazione umana da tempo. Nonostante ciò, a distanza di anni dal primo caso, continua a fare notizia e rimane tutt’oggi un osservato speciale.

AIDS: panoramica generale sulla malattia

HIV ed AIDS sono due cose distinte. L’HIV, infatti, è il virus che causa l’infezione. Esso attacca miratamente il sistema immunitario dell’organismo, che si indebolirà a tal punto da divenire facile preda di altri virus, funghi e batteri patogeni. Conosciamo tre diverse modalità di trasmissione dell’HIV, quella sessuale è predominante, ed è seguita poi dalla trasmissione ematica e verticale (madre-figlio).

HIV virus
Figura 1 – Sezione schematizzata virus dell’immunodeficienza umana. Fonte:[HIV – Wikipedia]

Con AIDS, invece, identifichiamo la malattia, in particolare uno stadio clinico avanzato dell’infezione da HIV. La diagnosi viene eseguita in seguito ad un test del sangue (ELISA) che mira a identificare la presenza di anticorpi specifici del virus. Ad oggi, non esiste ancora un trattamento specifico, anche se recentemente sono stati avviati i test su un possibile vaccino. In seguito alla diagnosi si iniziano ad utilizzare dei farmaci che bloccano la replicazione del virus, cercando – in tal modo – di ritardare ed evitare la completa distruzione del sistema immunitario.

sintomi principali AIDS
Figura 2 – Sintomi principali dell’AIDS. Fonte:[Pixabay]

Un po’ storia

Dai primi casi sospetti…

La storia dell’HIV inizia nel 1980, quando il ricercatore Michael Gottlieb stava svolgendo, presso l’Università della California, una ricerca clinica sui deficit del sistema immunitario. Durante questa ricerca vennero a conoscenza del caso di un giovane paziente, affetto da una forma rara di polmonite dovuta ad un protozoo, Pneumocystis carinii (oggi conosciuto come Pneumocystis jirovecii), che normalmente infetta soggetti con un sistema immunitario indebolito. Nei mesi successivi il team identificò altri tre casi simili, tutti in soggetti omosessuali attivi, che presentavano un basso livello di linfociti T. L’anno successivo, i cdc di Atlanta (Centers for disease control and prevention) segnalarono un aumento importante ed inspiegabile di casi di polmonite da Pneymocystis carinii in giovani omossessuali attivi.

Pneumocystis carinii
Figura 3 – Pneumocystis carinii a microscopio. Fonte:[Wikimedia Commons]

Di seguito, arrivò la segnalazione di alcuni casi di Sarcoma di Kaposi, un rarissimo tumore dei vasi sanguigni. Tutti questi eventi portarono alla consapevolezza di essere di fronte ad una nuova malattia, fino ad allora sconosciuta.

sarcoma di kaposi - hiv
Figura 4 – Manifestazioni cutanee del Sarcoma di Kaposi. Fonte:[Kaposi’s Sarcoma – Wikipedia]

La nuova malattia non ha ancora un nome. Data la sua osservazione solo in individui omosessuali, inizia a circolare, erroneamente, l’ipotesi che questa colpisca solo quest’ultimi tanto che giornali importanti, come The Lancet, iniziano a parlare di “Gay compromise syndrome”. È chiaro, dunque, che lo spread dell’AIDS ha contribuito al triste aumento dei fenomeni di emarginazione degli omosessuali. Tale considerazione finalmente cambia quando, nel 1982, vengono registrati anche i primi casi tra eterosessuali e la malattia esce fuori dagli U.S.A. Inizia, quindi, a prendere piede l’ipotesi di trovarsi di fronte ad una malattia virale.

AIDS
Figura 5 – Testimonianza storica, risalente al 1983. Fonte: [Boing Boing]

…All’identificazione del virus HIV

Solo un anno più tardi, nel 1983, il virologo francese Luc Montagnier, riesce ad isolare un nuovo virus che potrebbe essere considerato l’agente eziologico della malattia. Il 22 Aprile 1984 viene ufficialmente isolato il virus Lav, indicato come la causa dell’AIDS. Il giorno successivo, la stessa scoperta arriva da un secondo istituto di ricerca, il National Cancer Institute, che ha denominato il virus Htlv-III (Virus umano della leucemia a cellule T di tipo III). Tale denominazione era dovuta alla capacità del virus di infettare preferenzialmente i linfociti umani, portando ad un aumento anomalo della loro proliferazione, proprio come avviene per la leucemia.

La situazione attuale

Ad oggi, sappiamo che esistono due differenti ceppi del virus HIV. Il ceppo HIV-1 è il primo identificato (Lav e Htlv-III) e si caratterizza per essere quello maggiormente virulento. Esso è localizzato per lo più in Europa, America ed Africa centrale. L’HIV-2, invece, è un ceppo normalmente meno virulento, localizzato per lo più in Asia ed Africa Occidentale. Questo ceppo sembra essere associato ad uno stato asintomatico della malattia più lungo, anche se comunque poi il decorso risulta essere lo stesso. Cambiamenti nella carica virale e nel declino del sistema immunitario sono i principali segnali osservati per valutare l’evoluzione del virus HIV. Grazie a ciò è stato possibile identificare un sottotipo di HIV che si differenzia per la sua eccezionale virulenza.

La nuova variante dell’HIV: caratteristiche principali

La nuova variante è stata identificata nei Paesi bassi, in una coorte ben caratterizzata di individui sieropositivi. Tale variante appartiene al ceppo HIV-1, sottotipo B. Nei soggetti identificati con questa nuova variante si è visto un aumento della virulenza esponenziale. Più precisamente, la carica virale è passata da 3,5 a 5,5. Quest’ultimi hanno anche mostrato un declino delle cellule CD4, i linfociti attaccati dal virus, più rapido rispetto a quello mostrato da individui infetti da altri ceppi. Secondo gli studiosi la nuova variante deve la sua virulenza ad una mutazione de novo, grazie alla quale ha acquisito un differente meccanismo molecolare di virulenza.

Com’è avvenuta la scoperta?

L’identificazione è avvenuta grazie ai dati raccolti dallo studio, ancora in corso, BEEHIVE. Tale progetto si propone di seguire otto diverse coorti sparse tra Europa ed Uganda, con lo scopo di seguire attentamente l’evoluzione del virus. Da questo studio, ben 17 partecipanti sono risultati positivi ad una variante virale del sottotipo B mai individuata prima, con cariche virali molto più alte rispetto al normale. Di questi 17 soggetti, 15 facevano parte del progetto ATHENA, dislocazione di BEEHIVE che si occupa di seguire lo studio nei Paesi Bassi. In seguito a questa osservazione sono stati analizzati i dati di più di 6000 partecipanti al progetto ATHENA. Ciò ha portato all’identificazione di altri 92 individui positivi allo stesso sottotipo B, arrivando ad un totale di 109 individui. Confrontando tale variante con quelle presenti nei database si è visto che è diffusa anche in altri paesi Europei, tra cui la Svizzera. Essa è stata denominata variante VB.

progetto BEEHIVE
Figura 6 – Stati in cui è attivo il progetto BEEHIVE. Fonte:[Overview — Beehive (ox.ac.uk)]

Il genotipo della variante VB

Tramite le analisi genomiche è stato possibile determinare che la sua comparsa è avvenuta, proprio in Olanda, tra la fine degli anni ’80 inizio anni ’90. Inoltre, si è compreso che la variante VB presenta circa 509 mutazioni tra inserzioni e delezioni, ciò porta al cambiamento di circa 205 amminoacidi. Essa si caratterizza, dunque, per la presenza di numerose mutazioni, diffuse in tutto il genoma. Ciò ci suggerisce che l’aumentata virulenza non può essere associata ad una sola mutazione, ma è la somma di tutte quelle presenti.

Discussione e conclusioni

Tale scoperta sottolinea l’importanza di sottoporre ai test per la diagnosi tutti i soggetti potenzialmente a rischio, fornendo così i mezzi per poter monitorare la diffusione del virus e la sua evoluzione. Importassimo specificare che future indagini potrebbero essere utili a stabilire perché e come la virulenza risulti essere aumentata. La comprensione di ciò resta un punto cruciale in quanto l’aumentata virulenza è sicuramente correlata ad un più veloce declino del sistema immunitario. Infine, rassicuriamo che la comparsa di questa nuova variante non è da associare ad un’emergenza sanitaria. Semplicemente è un campanello d’allarme che ci ricorda che i virus sono in continua evoluzione, cosa che non deve essere mai data per scontata. Di fatti, non sempre i virus mutano in una forma più “buona”, al contrario spesso diventano col tempo più aggressivi.  

Greta Guida

Fonti

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