Rickettsiosi

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By Sascha Greguoldo

Caratteristiche delle rickettsiosi

I batteri del genere Rickettsia sono diffusi in tutto il mondo, trasportati da vettori artropodi (Fig. 1) come: zecche, pidocchi, acari e pulci. Le malattie da essi provocate, le rickettsiosi, sono caratterizzate da febbre, mal di testa, dolori muscolari e malessere generalizzato. A seconda della specie di Rickettsia, si osservano anche dei variabili sintomi cutanei.

Potenziali artropodi con funzione di vettore e serbatoio per Rickettsia spp.
Figura 1 – Potenziali artropodi con funzione di vettore e serbatoio per Rickettsia spp. [Soltani A, Borouji F, Abdollahi S, Pourtabatabaei A, 2021]

Eziologia e patogenesi delle rickettsiosi

Le rickettsie sono dei batteri Gram-negativi, endosimbionti obbligati. Le specie patogene del genere Rickettsia sono state classificate in tre categorie rappresentative delle malattie provocate:

  • gruppo della febbre maculosa (comprende Rickettsia rickettsii, Rickettsia conorii e altre specie meno patogene),
  • gruppo del tifo (Rickettsia prowazekii e Rickettsia typhi)
  • gruppo di transizione con caratteristiche intermedie tra i primi due gruppi.

Nei casi di febbre maculosa, l’agente patogeno è trasmesso dalle zecche, invece le due specie responsabili delle infezioni tifoidi, R. prowazekii (tifo epidemico) e R. typhi (tifo murino), sono trasmesse rispettivamente dalle feci di pidocchi e pulci. I batteri penetrano nell’ospite attraverso la pelle e vengono fagocitati, ma non digeriti dalle cellule dendritiche. Queste cellule li conducono ai linfonodi più vicini, dove le rickettsie possono moltiplicarsi, e successivamente passano alla circolazione sanguigna. Qui i batteri attaccano l’endotelio dei vasi capillari, provocando l’aumento della loro permeabilità con conseguenti eruzioni cutanee. Le conseguenze peggiori sono però a carico degli organi interni, con polmonite interstiziale, meningoencefalite e insufficienza renale acuta.

Segni e sintomi delle rickettsiosi

Le rickettsiosi sono malattie caratterizzate da vari segni e sintomi. La comparsa di questi primi sintomi è preceduta da un periodo di incubazione di 5-10 giorni. I sintomi più comuni sono quelli tipici delle zoonosi trasmesse dalle zecche, e cioè:

  • febbre,
  • mal di testa e
  • dolori muscolari.

Inoltre, si osservano delle eruzioni cutanee di diversa forma con la comparsa di una crosta sulla cute, dovuta al morso della zecca.

Febbre maculosa delle Montagne Rocciose

La più pericolosa forma di rickettsiosi è la febbre maculosa delle Montagne Rocciose provocata da R. rickettsii. In questa malattia, ai sintomi comuni già menzionati, si aggiungono nausea, vomito e dolori addominali. Le prime eruzioni cutanee compaiono sui polsi e sulle caviglie (Fig. 3), per poi diffondersi dagli arti anche al tronco, ai palmi delle mani e perfino alle piante dei piedi (Fig. 2). I danni al circolo sanguigno, determinano la compromissione degli organi interni e possono essere fatali per il paziente.

Eruzione cutanea in fase avanzata in un paziente con febbre maculosa delle Montagne Rocciose
Figura 2 – Eruzione cutanea in fase avanzata in un paziente con febbre maculosa delle Montagne Rocciose [Fonte: cdc.gov]

Tifo epidemico e tifo murino

Nelle malattie del gruppo del tifo i sintomi comuni sono seguiti, dopo alcuni giorni, dalla comparsa di eruzioni cutanee che, a partire dal petto, si diffondono su tutto il corpo tranne viso, mani e piedi (Fig. 3). I sintomi gastrointestinali variano a seconda dell’agente eziologico. La forma più grave è il tifo epidemico, che è spesso accompagnato da manifestazioni neurologiche. È possibile che in soggetti guariti dal tifo epidemico, la malattia si ripresenti. In questi casi si parla di malattia di Brill-Zinsser, probabilmente dovuta alla persistenza dei batteri all’interno dei linfonodi.

Il tifo murino ha un quadro clinico simile a quello del tifo epidemico, ma con conseguenze meno gravi.

Eruzioni cutanee provocate da Rickettsia spp.
Figura 3 – Eruzioni cutanee provocate da Rickettsia spp. [Fonte: ditki.com]

Epidemiologia

La diffusione delle rickettsiosi nel mondo dipende dalla diffusione geografica dei loro vettori artropodi. La febbre maculosa delle Montagne Rocciose è in realtà presente su tutto il continente americano, ma a seconda dell’area geografica, cambia la specie di zecca che trasmette R. rickettsii: Dermacentor spp. negli USA, Rhipicephalus sanguineus (zecca del cane) in Arizona e Messico, e Amblyomma spp. nell’America latina.

Poiché il batterio è patogeno anche per Dermacentor spp., solo 1 zecca su 1000 può trasmetterlo. Perciò la diffusione di R. rickettsii richiede un mammifero come ospite definitivo, in genere un roditore o un cane.

La malattia ha un andamento stagionale con un picco estivo, quando le persone trascorrono più tempo all’aperto. Per questo motivo, le fasce climatiche più calde presentano casi sporadici della malattia per tutto il corso dell’anno.

Il tifo epidemico è invece associato a una scarsa igiene, per cui i pidocchi del corpo (Pediculus humanus corporis) si diffondono tra la popolazione, trasmettendo R. prowazekii.

Il tifo murino dipende per la sua diffusione dalla presenza dei ratti (Rattus spp.) e dalle loro pulci (Xenopsylla cheopis), organismi particolarmente numerosi nelle aree portuali e asintomatici per R. typhi. L’incidenza di questa malattia è diminuita grazie all’uso dell’insetticida DDT, che però essendo inquinante, fu bandito già dagli anni ’70. L’attuale incidenza del tifo murino potrebbe essere sottostimata, poiché è facile confonderlo con altre sindromi febbrili.

La forma di rickettsiosi più comune in Italia è la febbre maculosa del Mediterraneo, provocata da Rickettsia conorii e diffusa in Europa, Asia e Africa ad opera di R. sanguineus. Il batterio viene trasmesso alle zecche attraverso l’ingestione di sangue di cani infetti, che in genere non manifestano i segni della malattia.

Attualmente le rickettsiosi si stanno diffondendo rapidamente a causa dei cambiamenti climatici e in generale delle alterazioni ambientali apportate dagli esseri umani.

Diagnosi

Per riconoscere una rickettsiosi, non ci si deve basare solo sulla presenza dei sintomi, ma essendo questi comuni a tante altre infezioni febbrili, sono importanti anche i dati epidemiologici. Innanzitutto, l’esposizione agli organismi vettore, siano essi zecche, pidocchi, pulci o acari, è un indizio utile per individuare una di queste malattie. Tuttavia, non sempre le persone ricordano di essere state in contatto con questi artropodi e devono ricostruire la loro storia clinica basandosi sui luoghi visitati e sulle attività svolte.

Una soluzione potrebbe essere quella di prelevare una biopsia dal paziente e far crescere i batteri su colture cellulari. Ci sono però delle problematiche che limitano il successo di questa metodica.

  • Le rickettsie possono essere trasmesse al personale di laboratorio attraverso l’aerosol, perciò si richiede che il laboratorio di analisi abbia almeno un livello di biosicurezza 3.
  • La crescita in coltura è lenta. Quindi, per avere una diagnosi di rickettsiosi con questa metodica occorrerebbero diversi giorni.
  • Poiché il paziente viene trattato con degli antibiotici, questi riducono la presenza degli agenti patogeni e ne ostacolano il riconoscimento.

Test strumentali e di laboratorio

Si potrebbe ricorrere quindi all’utilizzo di anticorpi specifici per le rickettsie. Tuttavia, nella maggior parte dei laboratori clinici l’immunoistochimica come tecnica non è disponibile. L’immunofluorescenza indiretta è maggiormente praticata e riesce a discriminare una febbre maculosa da un tifo, ma richiede campioni ottenuti sia nella fase acuta (spesso negativi), sia durante la fase di convalescenza e inoltre, non riesce a riconoscere la specie dell’agente infettivo. Per fare ciò, sarebbe necessario un test ELISA, che comunque non fornisce come risultato un titolo anticorpale, ma attesta soltanto la presenza o l’assenza degli anticorpi specie-specifici per le varie rickettsie.

La PCR si è rivelata una tecnica abbastanza affidabile nel riconoscimento della singola specie di rickettsia. Può essere eseguita sia su campioni di sangue sia su biopsie provenienti dalle lesioni cutanee, anche se nel sangue è meno facile ritrovare i batteri. Con l’introduzione della Real-Time PCR, c’è stato un miglioramento della sensibilità analitica rispetto a quella della PCR tradizionale. Questa tecnica però richiede strumenti costosi e competenze tecniche avanzate, che non sono ancora alla portata di tutti.

Terapia

Quando si sospetta un caso di rickettsiosi è importante trattare tempestivamente il paziente con un antibiotico. Tuttavia la lista degli antibiotici efficaci è limitata. Per trattare le rickettsiosi si utilizza di solito la doxiciclina, una tetraciclina che può essere assunta per via orale. In caso di nausea e vomito lo stesso farmaco può essere iniettato. Per tutte le rickettsiosi la dose di doxiciclina consigliata è pari a 100 mg, due volte al giorno per almeno 5-7 giorni.

Come trattamento alternativo alla doxiclina, si potrebbe ricorrere al cloramfenicolo, che però provoca effetti avversi che ne hanno limitato l’uso solamente alle infezioni più gravi. Pertanto nei pazienti allergici o intolleranti alla doxiciclina si raccomanda il trattamento di desensibilizzazione verso tale farmaco.

Fonti

  • Blanton LS. The Rickettsioses: A Practical Update. Infect Dis Clin North Am. 2019 Mar;33(1):213-229.
  • Soltani A, Borouji F, Abdollahi S, Pourtabatabaei A. A Systematic Review of the Arthropod-Borne Rickettsial Diseases with a Special Emphasis on Iran. J. Health Sci. Surveill. Syst. 2021 Oct;9(4):208-17.
  • Rymaszewska A, Piotrowski M. Rickettsia Species: Genetic Variability, Vectors, and Rickettsiosis-A Review. Pathogens. 2024 Aug 6;13(8):661.
  • www.cdc.gov/rocky-mountain-spotted-fever/data-research/facts-stats/?CDC_AAref_Val=https://www.cdc.gov/rmsf/stats/index.html
  • www.msdmanuals.com/it/professionale/malattie-infettive/rickettsie-e-microrganismi-correlati/febbre-maculosa-delle-montagne-rocciose
  • Eric Halsey. CDC Yellow Book 2026. Health Information for International Travel, (2025) Oxford University Press, ISBN 9780197788547.
Crediti immagini
  • Immagine in evidenza: www.microbiologiaitalia.it/wp-content/uploads/2016/08/febbre-bottonosa.jpg
  • Figura 1: www.researchgate.net/profile/Aboozar-Soltani/publication/355584996/figure/fig1/AS:1083152411963395@1635255067934/Potential-vector-reservoir-arthropods-for-Rickettsia-spp-6.jpg
  • Figura 2: www.cdc.gov/rocky-mountain-spotted-fever/media/images/rmsffoot.jpg
  • Figura 3: ditki.com/course/immunology/glossary/immunology-microbiology/rickettsiaceae-rashes